giovedì 28 gennaio 2010

Lettera aperta al dott. Valentino Parlato, direttore de "Il Manifesto"

Gentile direttore de Il Manifesto dott. Valentino Parlato,

Mi scusi se la disturbo. Intanto mi presento: sono un sinologo, giornalista free lance da poco più di un anno. Il mio focus di studi coinvolge principalmente il Web cinese, tema che da un paio di anni mi ha offerto notevoli spunti di riflessioni che cerco di riproporre puntualmente anche sul mio blog personale.

Le scrivo per rappresentarle alcune incresciose considerazioni riguardo un pezzo pubblicato sul giornale da lei diretto lo scorso 21 gennaio, dal titolo Una rete in pieno regime, a firma del dott. Simone Pieranni (tra le altre cose responsabile della versione italiana dell’Agenzia di stampa China Files).

Lungi da me innescare qualsiasi tipo di polemica, ma, pur essendo un fiero sostenitore del Web 2.0 e pur non nascondendo la mia personale predisposizione nel condividere letture e pubblicazioni on line, mi riesce difficile astenermi dallo stigmatizzare che alcuni passaggi presenti nel citato articolo, ahimé, erano stati già pubblicati precedentemente sul mio blog e su altri spazi on line a mio nome.

Pur non volendo abusare della sua pazienza mi sembra tuttavia doveroso argomentare in maniera esaustiva il mio pensiero. Cercherò di riportare fedelmente i brani in cui è possibile riscontrare una palese coincidenza con quanto me scritto e pubblicato nei giorni precedenti.

  • […] La storia della presenza di Google in Cina è anche la storia di quanto è accaduto negli ultimi anni nel web cinese e chiarirà come la decisione del motore di ricerca statunitense di eliminare i filtri alla navigazione, dopo un attacco informatico massiccio subito dalla Cina, è stata preceduta da stranezze, bizzarrie cinesi e destini incrociati di persone e fatti.

[…] Coincidenze a parte, va sottolineato come la storia di Google in Cina abbia vissuto negli ultimi tempi dei forti contrasti con le autorità governative che hanno implicitamente agevolato il consolidamento di Baidu nel mercato cinese. Lo scorso luglio, il motore di ricerca statunitense è stato oscurato anche perché accusato di non soddisfare le richieste della così dette campagna anti volgarità e considerato colpevole per agevolare le ricerche di pagine web contenenti materiale pornografico. Alcune ricerche incrociate hanno successivamente messo in evidenza come Baidu sia molto meno affidabile nel contrastare la segnalazione di siti erotici on line (Google non ci sta - in Cina, blog personale 14 gennaio 2010).

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  • La storia di Google in Cina passa quasi sempre attraverso il ricordo del patto sancito tra Mountain View e governo cinese, nel 2006, circa i filtri alla ricerche, per evitare contenuti sgraditi a Pechino. In realtà c'è molto di più e il contenuto degli anni cinesi di Google non può che porre in dubbio chi ritiene che lo strappo compiuto dai vertici dell'azienda, sia dovuto ad un mercato poco interessante. Vero che Baidu è leader, ma è anche vero che i motori di ricerca in Cina costituiscono un mercato in rapida ascesa. Non si tratta solo di search engine: si tratta di suite di navigazione, di mail, di download, di servizi e di telefonia mobile

Per quanto possa risultare difficile prevedere quali siano le effettive intenzioni dell’eclatante gesto di Google, va sottolineato che dal 2006 - anno in cui è entrato nel mercato cinese sotto la guida di Li Kaifu - il colosso del web USA non è riuscito ad ottenere dei risultati del tutto positivi; non a caso i profitti sono circa la metà di quelli registrati da Baidu. Eppure Google.Cn, pur vittima di incomprensioni con le autorità locali, è riuscita a registrare un incalzante successo che si traduce con il 36% di presenza nel mercato dei motori di ricerca in Cina; a questo va aggiunto che l’utente medio vive in un contesto urbano, è istruito e dimostra una spiccata dimestichezza con la tecnologia. Caratteristiche da non sottovalutare anche in chiave dell’ormai inarrestabile sviluppo del mercato della telefonia cinese Scontro Google - Cina, possibili scenari, pubblicato su Agi China il 15 gennaio 2010).

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  • Lee [Kai Fu] si mise al lavoro pronosticando tempi lunghi, da buon cinese, per l'affermazione nella Terra di Mezzo del motore di ricerca Usa. Tra il 2008 e il 2009 lancia i propri servizi di mp3 attraverso accordi con siti cinesi. Poi dal giugno 2009 i primi scricchiolii: in primis l'accusa di veicolare contenuti pornografici, poi a settembre le clamorose dimissioni del boss cinese Lee Kaifu, via Twitter. Proprio lui, il giorno dello strappo di Google con la Cina, ha twittato un messaggio che sancisce una delle letture in voga nel web cinese: «un capitano non dovrebbe mai sfuggire ai propri doveri, specie se a conoscenza del fatto che la nave sta affondando».

[...] Lo scorso 4 settembre LiKaifu, presidente di Google China si è dimesso dal suo incarico.
La notizia ha suscitato sorpresa tra gli addetti ai lavori. Li è stato a detta di molti un vero artefice dei grandi successi di Google nello stato di mezzo. Sebbene Google, soprattutto nello scorso luglio, sia stato vittima di oscuramenti dovuti al mancato filtraggio di materiale pornografico, bisogna riconoscere tuttavia che oggi il più famoso motore di ricerca vanta il 29,1% del mercato cinese, e ciò lo deve anche all'ingegnere di Taipei che si è impegnato ad introdurre in Cina servizi come Google Maps, Google Music Search (quest'ultimo con interessanti risultati) e Google Translate. Google rappresenta oggi l'unico grande esempio di aziende straniere del Web capace di entrare in maniera convincente nel mercato cinese, mercato nel quale altri colossi come Yahoo! eBay e AOL accusano non poca fatica nonostante siano presenti da diversi anni (Li Kai Fu. pubblicato sul blog personale il 6 settembre 2009).


[...] A distanza di pochi mesi un altro episodio chiave: le dimissioni del direttore di Google China: Li Kaifu, a detta di alcuni, maturate dalla poca predisposizione della dirigenza dell’azienda statunitense a trattare circa le richieste del Governo Cinese (Google non ci sta - in Cina, blog personale 14 gennaio 2010).


[...] Tra le varie considerazioni, vale la pena riproporre un tweet di Li Kaifu che lamenta come “un capitano non può abbandonare i suoi impegni, nemmeno se la nave sta affondando” (Google non ci sta - in Cina, blog personale 14 gennaio 2010).

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  • le ambizioni di Google in Cina sembravano andare ben al di là della linea tradizionale che unisce pubblicità e search. Il vero asso nella manica è costituito dalla piattaforma operativa open source di telefonia mobile Android, pronta a sbarcare in Cina. Forse un'intenzione che ha preoccupato non poco competitors e governo cinese. Una delle tante chiavi interpretative di un labirinto di cui ancora non si intravede un'uscita, ma in cui attori principali potrebbero essere gli utenti cinesi, molto più vivi e creativi di quanto si pensi o di quanto venga spesso comunicato.

[...] L’effettivo abbandono da parte di Google del mercato cinese influenzerebbe negativamente anche i risultati di Android, il sistema operativo presente in molti smartphone. Tra gli attori che subirebbero le conseguenze più gravi ci sono sicuramente alcuni colossi della telefonia mobile, tra cui Motorola e HTC (quest’ultima taiwanese).
Per quanto alcuni esperti di settore tendano comunque a mettere in evidenza l’indipendenza di Android da Google - attori alleati ma non complementari-, un eventuale abbandono del mercato cinese da parte di Google consoliderebbe la posizione di Microsoft anche nel campo dei sistemi operativi (Scontro Google - Cina, possibili scenari, pubblicato su Agi China il 15 gennaio 2010).




Ringraziandola anticipatamente per l’attenzione, la saluto cordialmente sperando vivamente che questo tipo di coincidenze siano solo frutto del caso e non di una goffa opera di bricolage giornalistico.


Gianluigi Negro



4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Gianluigi
sono Simone Pieranni e credo che io e te dovremo confrontarci un minimo. Ho scoperto il tuo blog grazie al tuo Twitter e sono rimasto piuttosto stupito.
Da anni mi occupo di Internet e nuove tecnologie e scrivo anche su questo per Il Manifesto (da circa 7 anni per altro...). Le cose citate nell'articolo le avevo anche già scritte in altre occasioni e su china-file spuoi trovare tutti gli articoli al riguardo (c'è anche un motore di ricerca...). Inoltre direi che si tratta di cose ampiamente trovabili on line e se ti può interessare le mie ricerche on line non avvengono su siti in italiano.

Oltre a questo nel 2007 insieme ad altre persone ho pubblicato per Feltrinelli il libro "Luci ed Ombre di Google" (http://www.ibs.it/code/9788807710278/luci-ombre-google.html)
come vedrai ho parlato di Lee Kai FU e del suo strappo da MIcrosoft (il libro lo trovi anche on line perché è copyleft) e quindi potrei dire che tu hai copiato? No, cioè le idee e le impressioni che uno si fa su eventi pubblici possono anche avvicinarsi senza che uno possa essere in diritto di rivendicare nessun diritto di proprietà o no.

Inoltre. mi ricordo di te perché avevi scritto entusiasticamente a china files, dopo di che hai cambiato idea e mi piacere sapere perché. Spero non sia per la battuta di Zambardino, quando invece tu sai perfettamente, visto che ci seguivi, i nostri intenti di raccontare le Cina.

se ti va una discussione, che non sia via commenti ma via mail e poi eventualmente la riporti sul tuo blog (a me viene più comodo) contattami a info(at)china-files.com

ti ringrazio

Gianluigi ha detto...

Gentile Simone

ti ringrazio per il celere commento. Non credo che sia l'unico a rimanere stupito.

Ad essere sincero, devo ammettere che anche io sono rimasto sorpreso nel riscontrare le modalità con cui hai trattato il tema shanzhai sul China Files. Se non ricordo male, il post in questione fu pubblicato sul mio blog il 27 giugno (solo in seguito a lunghe ricerche che hanno coinvolto anche Giulia Iemmolo e la Prof.ssa Veleria Zanier) e il 3 luglio sul tuo sito. Stessa incresciosa situazione per il fenomeno della Diga Verde il cui post è stato pubblicato sul mio blog il 9 giugno, mentre sul vostro il 26 dello stesso mese.

Pur rendendomi conto di non essere l'unica persona che tratta questi temi, tra l'altro non difficilmente reperibili sul web, non ti nascondo tuttavia che questo tipo di ritardi e coincidenze mi ha comunque fatto pensare. Il fenomeno si è poi riproposto con il caso Google.

Quanto alle idee su eventi pubblici, niente da ribattere anzi l'idea di riproporre la lettera indirizzata al direttore sul mio blog deriva proprio della scelta di poter permettere ai nostri lettori di farsi un'opinione sulla convergenza di idee che ci accomuna, dopotutto non credo di aver offeso nessuno.

E' stata propria questa serie di strane coincidenze che mi ha fatto cambiare opinione. Idee e considerazioni che non sono coadiuvate da prove tangibili, ma da amici e lettori che puntualmente mi hanno fatto notare le spiacevoli coincidenze di cui sopra.

Mi rallegro nello scoprire che ti affidi solo a fonti in lingua straniera, a scanso di prossimi equivoci, sarebbe forse opportuno citare più spesso le fonti. Ma probabilmente, mi rendo conto di chiedere troppo.

Detto questo, ti auguro buon lavoro
Cordialmente

Gianluigi

Gianluigi ha detto...

Su gentile richiesta pubblico la risposta di Simone Pieranni
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Ciao Gianluigi
grazie anche a te della risposta.

Mi spiace per le coincidenze ma procedendo così allora anche noi dovremmo cercare tutti quelli che dopo di noi scrivono su qualche argomento cinese pubblicato su china files e cogliere "strane" coincidenze.

Sui fatti pubblici e riportati per altro dai giornali di tutto il mondo, ognuno può scegliere di scrivere e pubblicare quando vuole. Spero che tu mi segua su questo.

Sugli articoli che citi, tra l'altro, vivendo qui non vedo perché si dovrebbe cercare informazioni su blog italiani. Tanto su Shanzhai quanto su Green Dam (abbiamo anche fatto dei video), abbiamo raccolto testimonianze qui a Pechino e ci abbiamo lavorato, non solo io e non solo nell'edizione italiana, per dire, per molto tempo.
Avendo inoltre anche un'edizione francese e spagnola e collaboratori che scrivono anche in inglese, immaginerai che di spunti, oltre a quelli proposti da amici e contatti cinesi, ne arrivano parecchi.

Mettiamola così: domani esce un articolo su Goojje sul Manifesto (cito anche un'intervista che feci per shanzhai). Se tu tra due giorni ne scrivi si tratta di una "incresciosa coincidenza"?
Secondo me no, perché oggi è su parecchi blog e siti cinesi che immagino che anche tu seguirai, anche senza leggerlo su china-files.com.

In ogni caso, ti ringrazio per il dialogo e in bocca al lupo.

Poiché oggi il proxy fa le bizze, ti chiederei di pubblicare gentilmente anche questa mia mail sul tuo blog...che qui in Cina altrimenti non si vede.
rigrazie.

ciao
Simone Pieranni

Riccardo ha detto...

mmmm...sarà...comunque basta che me pagano